Un giorno di ordinaria follia

Un giorno di ordinaria follia

Taranto tra le poche comunità al mondo senza un autosilo. Parcheggiare nelle vie del borgo umbertino è operazione da nevrosi collettiva. Serve innovare il piano del traffico. Cambiare gli stili di vita. Aveva ragione mio padre nel definarla una città-imbuto

 

Sono più le auto che le persone. Le prime aumentano, le seconde diminuiscono così come raccontato in un recente articolo sul declino demografico di Taranto. La somma di questi due fattori, di questo combinato disposto, alimenta il mito (negativo) di una città-imbuto. Con vie d’accesso limitate. Con ponti che collegano e scollegano al tempo stesso. La prossima estate, con i lavori di rifacimento del Ponte Girevole, è stato calcolato in uno studio appena redatto che potrebbero volerci all’incirca tre ore per percorrere un’arteria fondamentale come Corso Umberto. Roba, insomma, da “Un giorno di ordinaria follia”: il film sulla nevrosi da traffico con Michael Douglas. Già oggi, nel borgo umbertino, il centro di Taranto, trovare un parcheggio nelle ore di punta della giornata è impresa proibitiva. Ai limiti dell’umana sopportazione. Puoi girare anche per ore prima di riuscire nell’impresa. Taranto è una delle poche città al mondo dove non esistono autosilo (a proposito di una certa imprenditoria flaccida, cresciuta a pane acqua e subappalto). E con un piano del traffico che andrebbe rivisto, innovato, plasmato agli stili di vita - e stilemi culturali - di una città mediterranea nel cuore più che nella testa. Abituata a prendere l’auto, in luogo dei mezzi pubblici, anche per spostarsi da un isolato all’altro. Lenta. Compassata nella seppur apparente frenesia. Nella città dei due mari è un delitto, un’incongruenza logica, un ritardo progettuale che non si utilizzi il mare anche come suggestiva opportunità per la mobilità interna. Le autostrade del mare sono tanta roba, ci accontenteremmo anche di viuzze, piccoli atri del mare. Da una parte l’Africa, dall’altra l’Europa. Noi nel mezzo. Che sia uno stare in un mezzo virtuoso. Senza dover bestemmiare ogniqualvolta si debba prendere un mezzo automobilistico.