Toglietemi tutto ma non il mio capo di Gabinetto

Toglietemi tutto ma non il mio capo di Gabinetto

Niente più sarà come prima. Claudio Stefanazzi si candida alle prossime Politiche. L'allievo del Cardinal Martini lascia la Puglia. Chi può stia vicino al presidente Emiliano in questo triste momento

 

L'Italia è una Repubblica democratica fondata sui capi di Gabinetto. Niente sarebbe così com'è senza di loro. Niente potrebbe farsi in loro assenza. La politica sarebbe ridotta, ancor più, a presenza inerziale qualora gli stessi venissero meno. Abbandonassero il campo. Si dileguassero. Da Roma in giù. E anche in su. Perché i capi di Gabinetto rendono l'Italia tutta unita, risolvono la "questione meridionale" al semplice scrocchiare delle loro dita, riducono a sintesi le disparità. Niente è tutto - e tutto è niente - grazie al semplice loro apparire. Al proprio tocco magico. Lo si ammetta: non esisteremmo senza i capi di Gabinetto. La nostra sarebbe una vita scialba, priva di senso compiuto, impalpabile. Se non ci fossero, i capi di Gabinetto, bisognerebbe inventarli. Elementare Watson. Noi pugliesi, poi, abbiamo il migliore capo di Gabinetto che la sorte potesse portarci in dote. La sorte e la compostezza politica - e dialettica - di Michele Emiliano. Uno statista impeccabile. Sempre misurato. Per nulla incline al populismo rovinoso, vera piaga sociale del nostro tempo. Adesso però che Claudio Stefanazzi, un capo di Gabinetto che più capo non si può, potrebbe essere candidato al prossimo Parlamento, nelle fila del Pd, come si fa? Come potrà la Puglia continuare ad essere la stessa di prima? Non osiamo neanche immaginare quanto possa sentirsi solo, sconfortato, Big Michele. Quali grami giorni lo attendano senza il suo fido collaboratore. Nell'intervista di domenica scorsa su Repubblica Bari, Stefa dal Salento con furore ripercorre le tappe della sua straordinaria carriera prima che diventasse capo di Gabinetto. "La mia passione politica nasce a Milano durante gli anni della Cattolica, nelle formazioni studentesche di sinistra. Il cardinal Martini mi scelse, all'indomani di Tangentopoli, per frequentare la scuola di formazione della diocesi di Milano". Che storia, ragazzi. Che percorso straordinario. Tangentopoli e la questione morale, poi, vuoi mettere. E il cardinale Martini, emblema di un clero progressista, sempre al di qua, a debita distanza dalle derive - e dai fanatismi - di una certa religiosità posticcia. A proposito di eventuali errori consumatisi nella vicenda del nuovo ospedale di Taranto, così come ipotizza la magistratura, il capo di Gabinetto prossimo parlamentare così sintetizza: "Non ho mai commentato l'azione della magistratura. E non lo farò mai. Sono estraneo ad ogni accusa ed attendo che le indagini lo dimostrino (...)".  Sarebbe orgoglioso di lui, il cardinal Martini, se solo fosse ancora tra noi. Il prossimo Parlamento ne guadagnerà ad averlo tra le propria fila. La Puglia, invece, sarà più povera. Una Regione con meno ragione. Il tacco rovinato di uno stivale passato di moda. Chi può stia vicino al presidente Emliano in questo triste momento...