CAMBIA STRADA

CAMBIA STRADA

I lavori di questi giorni all'ingresso di Statte hanno una logica imperante? Probabilmente si. Anche se diviene difficile comprenderne le ragioni ai più. Il Comune che divenne autonomo nel 1993, senza alcuna autonomia culturale, è cartina di tornasole dei tempi che viviamo. Con i meno dotati ritovatisi, tutti assieme, nel dare l'assalto alla diligenza

 

Una volta che esci non è possibile più rientrare. Compiuta la scelta non puoi più ritrattarla. Sembra la definizione di un rompicapo. L’enunciazione di un dedalo. L’estensione di un labirinto. Niente di tutto questo in realtà. Si tratta, semplicemente, dei lavori stradali di questi giorni all’ingresso di Statte. Lavori che  stanno mettendo a dura prova il codice della strada. Le sue norme. Doppi sensi di marcia che divengono cosi, all’improvviso, sensi unici. Del pensiero (unico) più che del regolare scorrimento del traffico. Chi si recasse in direzione Taranto e volesse cambiare carreggiata, fare rientro alla base, non potrebbe più farlo. A meno che non s’infili in una curva a gomito pericolosa più della pista di Montecarlo. Di scienziati Statte pullula. A tutti i livelli. Se così non fosse, l’autonomia comunale non si sarebbe fermata al solo livello amministrativo senza mai, neanche lontanamente, avvicinarsi ad una dimensione più culturale e identitaria. Eppure da quel maggio del 1993, anno dell’indipendenza da Taranto conquistata con un referendum popolare, sono trascorsi quasi trent’anni. In questo arco di tempo, l’ex borgata non ha mai espresso un consigliere regionale o un deputato. Non è mai uscita dal proprio perimetro giurisdizionale. Non si è mai preoccupata di costruire una sua classe dirigente, un’idea compiuta di comunità tra le comunità limitrofe, di luogo tra i più inquinati del pianeta alla ricerca di un riscatto per se stessa, trascinandosi lentamente in una sorta di ordinarietà stagnante. Di apatia intellettuale. Di assalto alla diligenza dei meno dotati. In “Sulla Strada” Jack Kerouac scrive: “Ci voltammo dopo dodici passi, perché l’amore è un duello”. A Statte non sarebbe stato possibile farlo. Se scendi a Taranto, devi scendere. Se sali a Statte, devi salire. Voltarti - e cambiare direzione - è severamente proibito…