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Sab, Lug

Genitori Tarantini: “I bambini di Taranto sacrificati al pari delle pecore”

Genitori Tarantini: “I bambini di Taranto sacrificati al pari delle pecore”

Ambiente

In occasione della Giornata Internazionale del bambino dall’associazione il pensiero verso i bimbi del capoluogo jonico, alle prese da sempre con le questioni legate all’inquinamento industriale. Riportiamo integralmente il contributo

Nel 1925, durante la Conferenza Mondiale sul Benessere dei Bambini tenuta a Ginevra, venne istituita la Giornata Internazionale del Bambino.

Poco o nulla è cambiato, in questi 95 anni: i bambini, in numero insopportabilmente alto nei paesi del Terzo Mondo, continuano a morire per denutrizione e malattie considerate facilmente curabili, per assurde guerre anche interne, mettendo a nudo la totale ipocrisia dei Grandi della Terra pronti in prima battuta a curare l'economia dei propri Paesi, anche a scapito della salute degli stessi individui da loro amministrati. Ai poveri del pianeta va oggi la nostra attenzione, il nostro pensiero, convinti come siamo che essere poveri non è una scelta, è un'imposizione.

Come genitori tarantini non possiamo dimenticare, inoltre, i soprusi che vanno al di là di ogni logica, di ogni normalità, di ogni diritto garantito dalla Costituzione italiana e dalla Convenzione ONU sui Diritti dell'Infanzia perpetrati ai danni dei piccoli abitanti della provincia jonica.

Per meri interessi nazionali (non economici, si badi bene, ma di semplice visibilità e considerazione internazionale) i bambini di Taranto vengono ancora oggi sacrificati al pari delle pecore (già tutte abbattute perché infettate da pascoli altamente inquinati a causa delle emissioni prodotte dagli  impianti siderurgici ex-Ilva).

Conosciamo i colpevoli e non li dimentichiamo: i rappresentanti dello Stato che negli ultimi 8 anni hanno governato l'affaire Ilva a suon di decreti legge sempre e solo favorevoli alla grande industria.

Così, il diritto al gioco e all'istruzione sono stati calpestati a favore di malattie, sofferenze e morte di piccoli tarantini che ancora non conoscevano neppure il significato della parola "lavoro". Vogliamo chiudere con un aneddoto che ci riporta al IV secolo a.C. L'ateniese Platone e il tarantino Archita, grandi amici, si confrontarono spesso su molti argomenti della vita. Parlando di bambini, Platone affermava che questi erano piccoli uomini da raddrizzare; al contrario, il pitagorico Archita diceva che "è dei bambini il tempo del gioco e questo deve essere da loro preso come un vero lavoro". Un'idea che ha anticipato di moltissimi secoli la Convenzione ONU sui Diritti dell'Infanzia.

Per questo motivo continuiamo ad affermare che ai bambini di Taranto, in numero davvero insopportabile, al pari dei piccoli di tantissime parti del mondo, non è concesso il tempo del gioco, ma solo il tempo della malattia, della sofferenza, della paura e, infine, della morte.

"Ogni uomo è padre di tutti i bambini e ogni bambino è figlio di tutti gli uomini" (John Steibeck, "Che splendida ardi"). Ogni essere umano è chiamato a difendere i bambini di tutto il mondo, anche e soprattutto in ogni nazione autonominatasi attraverso la Costituzione "Repubblica democratica".