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Sab, Lug

Mittal impugna l'ordinanza di Melucci

Mittal impugna l'ordinanza di Melucci

Ambiente

Ad un mese esatto dal provvedimento del sindaco di Taranto, i franco-indiani rispondono per le rime. E citano, nel ricorso al Tar, anche Provincia, Arpa e Ministero dell'Ambiente. Ritenuta "carente l'istruttoria e priva di motivazioni". Segnata, insomma, da "incompetenza assoluta e straripamento di poteri"

ArcelorMittal impugna l'ordinanza del sindaco di Taranto: la n° 15 dello scorso 24 febbraio. Quella nella quale il primo cittadino jonico indicava un rischio sanitario per la popolazione derivante dalla produzione nell'ex stabilimento Ilva e, qualora non si fosse provveduto ad eliminare lo stesso, alla sospensione delle attività. Mittal ricorre al Tar contro un provvedimento che, attraverso il proprio colleggio difensivo - composto dagli avvocati Francesco Gianni, Antonio Lirosi, Elisabetta Gardini e Valeria Pellegrino - considera invece "essere carente sia nell'istruttoria che nelle motivazioni". E, inoltre, Melucci sarebbe incorso nella "violazione del principio di proporzionalità e precauzione palesando incompetenza assoluta e straripamento di poteri". La multinazionale dell'acciaio cita nel ricorso anche la Provincia, l'Arpa e il Ministero dell'Ambiente.  "Le emissioni odorigene - si legge nel ricorso - non sono riconducibili allo stabilimento: l’ordinanza richiama due diverse tipologie di eventi emissivi che non hanno alcuna correlazione tra loro: i primi verificatisi al camino E312 nell’agosto 2019 e relativi al parametro “polveri”, i secondi di natura odorigena ed inerenti i parametri H2S e SO2 ed occorsi a fine febbraio 2020. Questi ultimi sono ricondotti dal sindaco allo stabilimento in assenza di qualsiasi prova, tanto che tale carenza veniva espressamente rilevata anche dal Ministero dell’Ambiente. La stessa ARPA, nell’unico documento istruttorio richiamato nell’Ordinanza, il documento n° 6, affermava, del resto, che le indagini per individuare le cause degli odori molesti erano ancora in corso. L’ordinanza è poi viziata sotto un secondo e rilevante profilo. Come detto, il provvedimento richiama due diverse tipologie di eventi emissivi: i primi verificatisi al camino E312 in agosto 2019 ed i secondi di natura odorigena occorsi a fine febbraio 2020. Ebbene, rispetto a questi ultimi si deve innanzitutto rilevare che non sono riconducibili ai nostri impianti e tale riconducibilità, del resto, non è comprovata in alcun modo dall’Ordinanza. Le ordinanze contingibili e urgenti, poi, debbono essere fondate su un’accertata ed oggettiva situazione emergenziale che abbia come conseguenza un pericolo imminente ed irreparabile. Ebbene, nel  caso che ci occupa, tale presupposto non sussiste né per le emissioni al camino E 312 né per le emissioni di tipo odorigeno". Per Mittal, quindi, diversamente da quanto tenta di lasciare intendere il Sindaco "gli episodi emissivi verificatisi a fine febbraio 2020, sono di natura essenzialmente diversa da quelli accaduti al camino E312: questi ultimi riguardavano il solo parametro 'polveri' mentre gli episodi emissivi verificatisi nel febbraio 2020 hanno natura odorigena e concernono i parametri SO2 e H2S:nessuna connessione esiste dunque tra i due fenomeni". Rispetto, poi, al camino E 312 "n vi sono dunque anomalie che continuano a reiterarsi come pretende erroneamente il Sindaco. Ma vi è di più. Le anomalie occorse al camino E 312 non sono, per le loro caratteristiche, idonee a causare alcun pericolo per la salute umana".