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Sab, Lug

La forma dell'acqua

La forma dell'acqua

Ambiente

Perchè Gugliotti da Castellaneta non porta a termine la procedura di Via (Valutazione d'impatto ammbientale) sui due depuratori del tarantino: il Bellavista e il Gennarini? Perchè si consente all'ex Ilva di approvigionarsi di acqua ad uso privato e non con una destinazione industriale? Perchè il signor Mittal paga (?) l'acqua 20 centesimi al metro cubo invece che 80? Perchè l'Europa rischia di aprire una procedura d'infrazione contro lo stato italiano? Perchè non si ottempera agli obblighi contemplati nel riesame dell'Aia del 2012? Sensazionale inchiesta di CosmoPolis sull'ennesima, gratuita violenza fatta patire a Taranto

Rendere funzionanti i due depuratori di Taranto: il Bellavista e il Gennarini. Fare presto. Subito, se fosse possibile. Prima che sia troppo tardi. Perché? Per evitare che l’ex Ilva – e i franco-indiani di ArcelorMittal – continuino ad approvvigionarsi impunemente dal Sinni, dal Tara e da falde collegate a singoli pozzi (con preoccupanti processi di desertificzione del sistema acqueo). Acqua ad uso privato che, invece, finisce con l’avere una destinazione industriale. C’è la forma dell’acqua, non quella tratteggiata nel romanzo di Andrea Camilleri, sotterranea, da condotte mal funzionanti, nell’ennesimo sopruso fatto pagare dalla grande fabbrica alla città – e ai suoi abitanti. Una violenza che non ha odore, invisibile. Della quale non si parla, non si conosce abbastanza. Si scende giustamente in piazza per i fumi neri, per le diossine e non per l’oro bianco che ci portano via sotto il naso. Non serve alcun referendum popolare sull’acqua pubblica, l’Ilva lo ha già approvato di suo. Rende legge i meri propositi normativi. Utilizza per interessi propri, privati per l’appunto, ciò che dovrebbe avere una destinazione collettiva. L’inquinamento è pratica addizionale e mai per sottrazione, secondo una vulgata ambientalista piuttosto discutibile. Dal Sinni invece, il mostro d’acciaio, sottrae acqua potabile pari a 300 litri al secondo. Bene che andrebbe destinato al consumo di privati cittadini, visti i costi di trattamento e trasporto necessari. Costi che si piange la collettività; e non certo il signor Mittal. L’Acquedotto Pugliese ha dato avvio alle procedure tecniche e amministrative connesse al progetto di riutilizzo delle acque reflue del depuratore Bellavista, dal quale l’ex Ilva potrebbe raccogliere 90 litri al secondo di acqua affinata per uso industriale, e per il raffreddamento degli impianti, in luogo di quella potabile captata dal fiume lucano. Per l’acqua del Sinni, lo stabilimento siderurgico spende 20 centesimi al metro cubo (sempre che paghi…!). L’acqua affinata, invece, costerebbe all’incirca 80 centesimi a metro cubo. Con l’altro depuratore esistente nel tarantino, il Gennarini, è previsto il riuso dei reflui affinati in agricoltura; mediante lo stesso, inoltre, si potrebbe contribuire al fabbisogno industriale. E invece niente. Per rifunzionalizzare i due impianti serve portare a termine la procedura di Via (valutazione d’impatto ambientale). L’ente deputato a farlo è la Provincia. Gugliotti però tergiversa, auspica che sia la Regione ad agire al suo posto. Tenta di restare attaccato al Paur – il Provvedimento autorizzatorio unico regionale – neanche si trattasse del Santo Graal quando sa benissimo che, in ambito amministrativo, è la Via il provvedimento prevalente. Per rendere funzionanti le opere irrigue che, anni addietro, realizzò il Consorzio di Bonifica Stornara e Tara, assieme al comune di Taranto (all’epoca vennero spesi oltre 90 miliardi delle vecchie lire), servirebbero ulteriori risorse finanziarie. AQP sta provvedendo ai rilievi delle condotte sottomarine e terresti. Con 20 milioni di euro si potrebbe adeguare il Bellavista, con 30 il Gennarini. Le opere idrauliche necessitano di ulteriori 10 milioni; la condotta marina, invece, verrebbe completata con un impegno finanziario di circa 20 milioni. Rifunzionalizzare i due depuratori è, tra l’altro, un obbligo di legge contemplato nel riesame dell’Aia (Autorizzazione integrata ambientale) del 2012. Qualora non ottemperato, come a tutt’oggi si evince, l’Europa aprirebbe una procedura d’infrazione contro lo Stato italiano. Si potrebbe tentare di finanziare gli interventi mediante il Cis – Contratto istituzionale di sviluppo. Che ne pensa il commissario straordinario per le bonifiche, Corbelli? Ci piacerebbe ricevere una risposta Vera da Vera. Come solo lei è abituata a fare. Perché nella forma dell’acqua nessuno ci sguazzi. Ricordando che l’acqua, sempre lei, parla senza sosta ma non si ripete mai. Grandissimo Octavio Paz.