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Mer, Set

Cristo si è fermato a Cesena

Cristo si è fermato a Cesena

Calcio

L'ultima volta, quasi un secolo addietro, andò decisamente meglio quantomeno per ciò che concerne le distanze chilometriche. Tempi diversi, esigenze altrettanto differenti ma la riflessione sorge spontanea cartina geografica alla mano, ma sopratutto stando a quanto lasciatoci in eredità da Carlo Levi

Non avendo motivo, né tantomeno le competenze per confutare quanto indicato prima, tocca prendere per buona quindi la scelta di "quel Cristo" che di volgere il proprio sguardo verso quanto d'italico si trovasse a sud di Eboli pareva proprio non averne desiderio. E allora stop, bandiera piantata, l'Italia finiva poco dopo Salerno. Qualche tempo dopo sarebbe sciaguratamente successo di nuovo, ma questa è un'altra storia. Disperata denuncia del medievale disagio meridionale, oppure fredda analisi partorita dagli occhi d'un piemontese in esilio, il centro del discorso varia poco, e risulta essere incredibilmente attuale. Il quadro offerto a metà degli anni '30 parla di un Mezzogiorno oltremodo arretrato, vilipeso, ignorante e seppur orgoglioso, fondamentalmente statico e senza speranza. Oggi mi sento di confermare in toto il giudizio. La successiva ed immediata svolta verso il nuovo politico, verso il nuovo economico e sociale avrebbe idealmente potuto e certamente dovuto garantire il miglioramento, il cambiamento che ad oggi, da queste parti pare non essere mai passato nemmeno in quegli ambiti che in ogni dove del globo terrestre rappresentano la terra fertile per la rivalsa dei derelitti.
Banale ma logico, prendi il Calcio. Oggi tempio del disincanto, è vero, eppure non v'è al mondo rappresentazione che reincarni in maniera più emblematica il riscatto dei "poveri". Oppio dei popoli di pasoliniana memoria, utopica rappresentazione della democrazia perfetta. Tutto etereo, tutto giusto fino a che restiamo sul campo, tutto giusto se non fosse che ormai l'essenza del  pallone quello vero, romantico e sentimentale se la ricordano solo quelli che nel portafogli hanno la patente di tela. Tutto giusto se non fosse che se di vita o morte deve trattarsi lo decidono sempre e solo quelle solite facce che si portano il pallone da casa. E se non ci piace riscriviamo le regole, oppure le classifiche. Così è (se vi pare). Succede ovunque mi direte, si, ma in Italia di più. Volete l'esempio? Detto fatto. Ce l'avete un calendario? Perfetto, se l'astinenza da rettangolo verde vi ha già logorato mettete in fresco una birra in più perché domenica sedici giugno, ore 18.30 si parte. Nessun Mondiale, nemmeno un Europeo, anzi quello forse c'è. Campionati Europei di Calcio Under 21, chiaro non è la stessa roba ma di questo parliamo. Dove? In Italia. Ah non lo sapevate? Pronti via c'è il Belgio con la Polonia, a Reggio Emilia. Vabbè poco male si gioca in Italia, ci sarà qualcosa di più comodo. Subito dopo ci sono gli azzurrini, contro la Spagna. Partitone si, ma a Bologna. Eh vabbè, se solo fosse aperto l'Arlotta il pensiero si potrebbe anche fare. Ci rivediamo tra vent'anni e ne riparliamo.
Criterio geografico del girone o no, tocca necessariamente guardare al giorno successivo quando invece Serbia - Austria e Germania - Danimarca si giocano addirittura in Friuli, rispettivamente a Trieste ed Udine. Passo. Il girone C però offre spunti migliori, ci si avvicina, si scende.  Il malsopportato "derby della Manica" tra la Perfida Albione i cugini custodi della Gioconda  va in scena al Manuzzi di Cesena, mentre per Romania – Croazia, varcato il Rubicone, si va extraconfine, a Serravalle, San Marino, stadio Olimpico, 4877 posti a sedere. Cortesemente avvisate gli amici d'oltre Adriatico che per motivi di ordine pubblico sarebbe meglio evitare trasferte, guardatevela a casa pure voi. Vi evitiamo la fatica di snocciolare il calendario sino alla finale, si scrive Italia 2019, si legge Emilia Romagna e Friuli 2019.
Amara ironia a parte risulta impossibile comprendere quali siano le logiche che portino ad una scelta assolutamente dissennata come quella assunta dai vertici del calcio nazionale. Al bando il campanile, le becere rivalità cittadine e provinciali, non v'è alcun raziocinio nel privare oltre metà nazione della possibilità di partecipare alla serata di gala, non v'è ragionevolezza alcuna nell'escludere ancora una volta Napoli, Salerno, Bari, Taranto, Lecce, Palermo e tutto il Mezzogiorno in genere, di una delle vetrine più importanti degli ultimi decenni.Non invitati ad una festa che si tiene a casa nostra, impossibile non gettare giù una riflessione sul momento politico, ma forse anche questa è un'altra storia. Memore delle precedenti esperienze niente Eboli, stavolta Cristo si è fermato a Cesena.