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Dom, Giu

Capitan Futuro

Capitan Futuro

Calcio

Daniele, giallorosso, lo sarà per sempre. A dispetto di tutto e di tutti. Quando il vento è piu debole, una bandiera sventola magari meno vigorosamente ma, non smetterà mai di essere tale

Odi et amo. Il poeta latino Catullo regalava alla storia il suo carme 85, qualche decennio avanti Cristo, in quella caput mundi che negli ultimi anni della sua vita ha avuto l onore di chiamare casa. La contrapposizione tra sentimenti tanto opposti quanti interscambiabili. Il coesistere di un amore viscerale e di un tormento che neanche l'autore saprà comprendere a fondo. Del resto cosa c'è di più meravigliosamente incomprensibile dell'amore? Spesso, questo crudele gioco chiamato "pallone", entra nelle nostre case, nelle nostre vite, nel nostro quotidiano. Talvolta in punta di piedi, talvolta come ossessione, talvolta come momento d'aggregazione, amore, identità. Profonda identità rionale, cittadina, nazionale. È proprio dal litorale romano di Ostia che il nostro caro Daniele inizierà a vedere la vita tingersi di soli due, meravigliosi, colori: il giallo e il rosso. Iniziando ad indossarli in tarda adolescenza, sotto l'ala protettrice del suo amato papà. Daniele, come Francesco, avrebbe potuto avere la Luna. Avrebbe potuto allacciare i suoi scarpini nello spogliatoio del Bernabeu. Avrebbe potuto indossare la sua amata numero 16 di colore rosso, rosso diavolo, come il suo idolo Roy Keane.
Avrebbe, forse, potuto evitare il dolore di sentirsi tradito, piu di una volta, dalla sua amata città. Si perché Roma ti fa innamorare perdutamente, ti fa perdere il sonno, ti rende figlio della lupa all'ombra della sua incantevole bellezza, ti rende schiavo di quel sogno di diventarne l'ennesimo Re. Tanti piccoli Daniele sono cresciuti all'ombra del mito di Agostino, del principe Giannini e di Francesco. Tutti romani e romanisti. In punta di piedi Daniele é sempre stato il futuro, Capitan futuro. Cosa c è di piu bello del futuro? Scrigno in cui riporre speranza, progetti, sogni. Daniele é l'emblema del calcio che non c è più. L'emblema del tifoso sul rettangolo verde. L'emblema del non mollare mai perché, per 90 minuti e forse anche di piu, non esiste nient'altro che la maglia. Il blasone.
Daniele ha amato una maglia sola, la sua. Un amore cosi anacronistico, cosi fuori moda, cosi dannatamente ostinato. In un mese di maggio qualsiasi, dopo piu di un decennio e mezzo di onorato servizio, a Daniele viene mostrata la porta. Con quella insensata scelleratezza da cui il calcio moderno si lascia governare. Specchio di un mondo che, i veri valori, non sa piu dove risiedano. Si potrebbero elencare numeri, record, immagini, gol, lacrime. Si potrebbe decantare un necrologio di una carriera unica e, per certi versi inimitabile ma tutto ciò sarebbe inutile. Con il sentimento, quello vero, ci si nasce. Daniele, giallorosso, lo sarà per sempre. A dispetto di tutto e di tutti. Quando il vento è piu debole, una bandiera sventola magari meno vigorosamente ma, non smetterà mai di essere tale. Domenica Daniele saluterà l'Olimpico per l'ultima volta, a testa alta, come sempre. Con indosso quei colori che hanno avuto il privilegio di essere amati dal suo cuore. Muscolo vitale puro che batteva, batte e batterà sempre per gli stessi due dannati colori. "Ho solo un unico rimpianto, quello di poter donare alla Roma una sola carriera". Ciao Daniè. Ciao Campione del mondo. Te vojo bene.