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Gio, Ott

“Grana” Giove, sequestrati 4 milioni

“Grana” Giove, sequestrati 4 milioni

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Nei guai il presidente del Taranto. Contestati reati tributari che vanno dalla dichiarazione infedele all’omesso versamento di Iva, Ires e delle ritenute contributive delle posizioni dei dipendenti

Un decreto di sequestro preventivo di circa quattro milioni di euro, firmato dal gip del tribunale di Taranto su richiesta della Procura, è stato notificato dalla Guardia di Finanza a Massimo Giove, presidente del Taranto, e alla sua compagna, Anna Albano. Ad entrambi sono stati contestati reati tributari che vanno dalla dichiarazione infedele all'omesso versamento di Iva, Ires e delle ritenute contributive dovute alle posizioni dei lavoratori dipendenti, oltre che falso in bilancio. Nello specifico, nel corso delle indagini è stato accertato che la società operante nel settore della meccanica generale, avente sede legale in Leporano, della quale entrambi erano legali rappresentanti negli anni d'imposta dal 2015 al 2018, ha utilizzato false fatture per oltre un milione di euro emesse da due società non operative, una delle quali, con sede nel Brindisino, fallita nel 2018.

Le società, erano amministrate da persone disposte a emettere fatture per operazioni inesistenti al fine di soddisfare le esigenze di bilancio di chi ne facesse richiesta. Nel caso in esame, è stato rilevato che la remunerazione per tale servizio era pari a circa il 12% dell'importo indicato sul documento fiscale. I pagamenti delle fatture false spesso non venivano effettuati a favore delle società emittenti, ma dirottati verso conti correnti personali degli amministratori della società verificata e in alcuni casi anche su conti correnti esteri, accesi presso istituti di credito bulgari a loro riconducibili. Parte dei proventi, poi, venivano falsamente destinati all'acquisto di carburanti. Il compiacente gestore di una stazione di servizio, che non erogava il prodotto restituendo la somma in contanti, è indagato per riciclaggio.

ll quadro probatorio così delineato, in relazione ai reati ipotizzati ed alla sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza, ha permesso al G.I.P. dr.ssa Romano, anche in considerazione delle valutazioni espresse del Pm dr. Epifani della Procura jonica, di emettere un decreto di sequestro preventivo fino alla concorrenza di circa 4 milioni di euro.