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Sab, Ago

Il maggio tarantino

Il maggio tarantino

Politica

A Taranto i diritti appaiono negati o rubati se si pensa a realtà per le quali la vita e la salute sono da sempre terreno di contrattazione, di frustrante ambivalenza. Ma proprio qui si avverte brulicante la vita che nasce, i germogli di qualcosa di buono

Una festa dedicata al lavoro, inteso come ciò che manca, che logora, che nuoce o che emancipa, ma che resta mattone fondamentale sul quale costruire un progetto, un’idea di sé e del mondo che sia quanto meno significativa. Croce e delizia segna in modo imprescindibile l’esistenza di ciascuno. Una festa perché il senso del nostro essere è espresso dal contributo che sentiamo di aver dato, dalla traccia che abbiamo lasciato. Che si consacra quest'oggi, ma che ci restituisce santi per il resto dell'anno. 

A Taranto questo diritto appare negato o rubato se si pensa a realtà per le quali la vita e la salute sono da sempre terreno di contrattazione, di frustrante ambivalenza. Non si tratta di incedere sulla retorica dell’inquinamento, sulla preservazione dell’ambiente quale bandiera populista, temi tanto cari al dibattito pubblico di questi anni, ma restituire una riflessione ancora pura, legittima e necessaria in merito al nostro passato, al nostro presente e certamente in vista del nostro futuro. Un concetto desueto e praticamente immaginifico da queste parti, dove sembra ancora irrealistico ripensarsi in termini nuovi, rivoluzionari o persino contemporanei.

L’immagine di un domani in costruzione pare ridimensionata, circoscritta nell’alveo delle possibilità concesse ai privilegiati, ad una élite favorita ma preclusa ai più. Ad oggi proprio qui si avverte la maggiore esigenza di ripresa, nella sua essenza più verace di riprendersi qualcosa o da qualcosa. Proprio a Taranto, terreno di conquista e luogo di rapaci predoni, la città dell'Ilva e delle polveri rosse, sembrano nascere i germogli di qualcosa di buono, di una speranza che cresce silenziosa ma brulicante, al di là del muro omertoso eretto dai furbi, dagli scaltri e malgrado classi dirigenti incapaci o complici e un popolo talvolta artefice del proprio amaro destino. Perché nascere è un atto tutt’altro che naturale, è una fatica, un'impresa, ma ri-nascere è un vero e proprio miracolo. Buon #unomaggio a tutti.