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Mer, Ott

Cgil Taranto: “Basta saracinesche chiuse”

Cgil Taranto: “Basta saracinesche chiuse”

Economia

Dal segretario generale Peluso un invito all’amministrazione al confronto sulla crisi del commercio nel capoluogo jonico, “segnato” da tempo da cattive congiunture economiche  

 “Condividiamo con l'amministrazione comunale di Taranto l'intento di mettere in atto un piano per gli Stati Generali del Commercio. Un'azione che siamo convinti possa gettare le basi per una discussione, non più prorogabile, non solo sulla crisi del settore e il rilancio dei centri urbani e delle periferie, ma anche sulla qualità del lavoro in settori come il commercio, il turismo e i servizi di bar e ristorazione”. Così in una missiva il segretario generale di Cigil Taranto, Paolo Peluso invita l’esecutivo di Palazzo di Città ad un confronto sui temi della “riqualificazione urbana, passando per il fenomeno preoccupante di saracinesche che si abbassano per non  riaprire più sia nell'area urbana delle cosiddette vie del commercio, fino a quelle che resistono in aree di nuovo insediamento abitativo spesso sprovviste di servizi urbanistici essenziali”.

“Serve un piano d'azione condiviso anche alla luce dei nostri strumenti di programmazione urbanistica che il Comune si è dato e a cui abbiamo contribuito fornendo il punto di vista dei lavoratori, ma anche al fine di ottimizzare al massimo gli interventi edilizi e di natura economica che si stanno concretizzando nella zona del Borgo umbertino, come ad esempio il primo passo per la riqualificazione di Palazzo Archita (già palazzo degli uffici – ndr). – prosegue Peluso - Il commercio continua ad essere segnato, inoltre, dal calo dei consumi delle famiglie, costrette in ristrettezze a causa della perdita del lavoro e a condizioni di mobilità o cassa integrazione. Ecco perché si rende auspicabile una discussione ad ampio raggio che sia in grado di dare risposte anche alla congiuntura che colpisce il settore con contratti full time passati a part-time e un calo complessivo a livello nazionale di oltre 160mila unità”. Da qui la necessità di un “piano di proposte per il lavoro di qualità nei settori di interesse”.