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Dom, Giu

Sviluppo Economico. “Il Governo si apra al dialogo”

Sviluppo Economico. “Il Governo si apra al dialogo”

Economia

“Scuola, formazione, legalità, sanità, infrastrutture, grandi opere, con un rilancio del manifatturiero made in Italy, in particolare con l’industria, il chimico, il tessile, l’edilizia, il commercio, l’agricoltura, con tutti i servizi connessi, la salvaguardia del territorio e dell’ambiente: sono i temi su cui il Governo è chiamato ad un dialogo sociale non solo a livello nazionale ma anche regionale e territoriale”: a ribadirlo, a una settimana dalla manifestazione romana, il Segretario della Cisl, Castellucci

Il Segretario generale della Cisl di Taranto, Antonio Castellucci, parte dalla manifestazione unitaria del 9 febbraio nella capitale, conclusasi in piazza San Giovanni per rappresentare una serie di rivendicazioni a cominciare dal tema occupazione, strettamente legato ai grandi investimenti pubblici e privati, come le grandi opere infrastrutturali. “Insomma – sostiene Castellucci- l’esatto contrario di quella logica pressoché assistenzialistica sottesa al Reddito di cittadinanza la cui farraginosità di applicazione, oltretutto, non sposterà né i consumi degli italiani, né il Pil del Paese”.
“Nel frattempo, prendiamo atto della forte sofferenza sociale della fascia di età dai 25 ai 34 anni, se hanno senso le proiezioni Istat – pubblicate di recente - che con dati aggiornati a dicembre 2018 certificano la risalita, dopo due mesi di calo, dei contratti di lavoro a tempo determinato (+1,5%) ma, anche, la contrazione di quelli a tempo indeterminato (-0,2% pari, meno 35mila unità in un solo mese), riscontrando, per tale arco temporale, effetti contrari a quanto sbandierato dal Governo dopo il Decreto dignità.
Il Paese, il Mezzogiorno, Taranto e Brindisi in particolare, hanno bisogno di una visione stabile di futuro e di progetti consistenti di media-lunga prospettiva, creando opportunità occupazionali in loco, perché sarà questo l’unico modo per agevolare ed aiutare le persone in difficoltà ed i giovani che, legittimamente, vogliono costruirsi una speranza di vita qui, senza dover necessariamente emigrare”.
Castellucci poi affronta un altro spinoso tema, quello delle pensioni: “Quanto alla fascia dei pensionati, nel 2017 risultavano essere 16 milioni ( meno 23mila rispetto al 2016, meno 738mila rispetto al 2008) con un reddito lordo medio di 17.886 euro laddove le pensionate donne, che sono il 52,5%, ricevono e in media importi annui di meno 6mila euro circa rispetto agli uomini. Oltretutto, ancora con riferimento ai pensionati l’Istat rileva il continuo ampliarsi delle differenze territoriali, con l’importo medio delle pensioni nel Nord-Est del +20,7% rispetto al Mezzogiorno. Le famiglie di pensionati del Sud presentano quindi, un rischio di povertà maggiore di quello delle famiglie residenti al Nord e al Centro.
Oltremodo evidente risulta, inoltre, il combinato disposto tra assenza di politiche familiari adeguate e un sistema fiscale nazionale – gravato dai sistemi tariffari pubblici regionali e locali - iniquo che impoverisce i nuclei determinando condizioni di emergenza che andrebbero risolte immediatamente. E sempre in materia di politiche familiari, grande è anche il problema della denatalità, atteso che la fecondità misurata lungo le varie generazioni femminili, non ha mai smesso di calare.
Attualmente il numero medio di figli per donna è di 1,32 mentre l’età media del parto continua a crescere, toccando per la prima volta, in Italia, la soglia dei 32 anni.
Tali processi, che destano preoccupazione sociale per il futuro del paese, vanno rubricati come fenomeno della denatalità nel nostro Paese che, in controtendenza con un passato, non molto lontano, oggi viene ad accentuarsi anche nel Mezzogiorno”.
Poi ancora con riferimento al Sud: “Questa parte del Paese, è ignorata nella Legge di Bilancio 2019, come ribadito in piazza San Giovanni, mentre sarebbe necessario, in queste aree, investire in infrastrutture materiali e immateriali stanti le peculiarità possedute e non del tutto valorizzate, sia economiche che industriali, siderurgiche, meccaniche ed aerospaziali, agricole, turistiche, energetiche, chimiche, farmaceutiche, logistiche, geografiche, storiche”. “Scuola, formazione, legalità, sanità, infrastrutture, grandi opere, con un rilancio del manifatturiero made in Italy, in particolare con l’industria, il chimico, il tessile, l’edilizia, il commercio, l’agricoltura, con tutti i servizi connessi, la salvaguardia del territorio e dell’ambiente essendo l’Italia uno dei Paesi europei con più elevata predisposizione al dissesto per le peculiari caratteristiche geologiche, morfologiche e di uso, appunto, dei suoi territori: sono stati altri temi sensibili proposti, su cui il Governo è chiamato ad un dialogo sociale non solo di livello nazionale ma anche regionale e territoriale, cosa di cui i cittadini che lo hanno votato iniziano a prendere compiutamente atto. Ridiscende esattamente da questo intreccio di temi la nostra insistenza per quanto riguarda l’area di crisi di Taranto e di Brindisi per la ripresa del confronto con le parti sociali, economiche e le Istituzioni locali con l’Esecutivo Conte per portare a compimento i tavoli avviati (per Taranto il Contratto istituzionale di sviluppo; per Brindisi l’istituzione già prefigurata dal precedente Governo di un Tavolo interistituzionale per lo sviluppo); così come ci aspettiamo un’accelerazione per la definizione delle due aree Zes pugliesi che potrebbero rilanciare realmente queste straordinarie aree, con due porti e due aeroporti, con vocazioni diverse, ed insediamenti produttivi tra i più importanti del Paese e d’Europa”.