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Dom, Ago

Carosello: ingegno italiano

Carosello. Ingegno italiano

Cultura

Un libro che racconta fatti e aneddoti circa il noto programma andato in onda dal 1957 al 1977. Un'idea che ha rivoluzionato il mondo della comunicazione e della pubblicità

“A letto dopo Carosello” è la frase che tutti gli ex bambini degli anni sessanta ricordano con un po’ di nostalgia, poi entrata nel linguaggio comune insieme alle battute dei grandi autori. Andato in onda per la prima volta il 3 febbraio 1957, ha fatto compagnia alle famiglie, investite dal boom economico di quegli anni.

In “Carosello. Ingegno italiano”, presentato alla Libreria Mondadori a Taranto (via De Cesare), Franco Liuzzi, racconta attraverso curiosità, aneddoti e personaggi iconici e memorabili come Carmencita e Calimero, un capitolo della televisione italiana che ha rivoluzionato per sempre il concetto di pubblicità. L’autore sottolinea distingue la tv nostrana dal quella americana, orientata in base agli indici di gradimento, e quindi alla qualità, invece che all’audience. La Rai proprio in quel periodo crea il “servizio opinioni”, un centralino dove veicolare i gusti degli ascoltatori.

Nel 1954 la TV era considerata bene di lusso in grado di definire lo status delle famiglie, ma rappresentava anche un momento di aggregazione, tra la chiesa, i bar e i cinema per vedere “Lascio o raddoppia” di Mike Bongiorno.

Andato in onda dal 1957 al 1977, il Carosello nasce dall’idea del dirigente Rai Filiberto Guala, il quale si accorge del grande potenziale unificante della tv, dando vita a programmi pedagogici come “Telescuola”, in cui un maestro insegnava agli adulti presenti in studio, con l’obiettivo di alfabetizzare gli italiani.

Nello stesso anno nasceva il concetto di supermarket, con l’apertura di catene di negozi come Esselunga, e per superare la legge allora vigente, per il quale non era concesso fare della pubblicità all’interno degli spettacoli televisivi serali, la Rai decise di trasmettere dei messaggi pubblicitari sviluppando un apposito format televisivo, per educare al buon gusto gli italiani.

La realizzazione delle réclame non veniva affidata a pubblicitari, ma a volti storici come Marcello Marchese e Alberto Sordi, che oltre a recitare, scrivevano la sceneggiatura ispirandosi al mondo del teatro. Questo creò una polemica che coinvolse i pubblicitari che reclamavano il loro impiego nel format televisivo. Tra loro possiamo citare “L’omino con i baffi” (Caffetteria Bialetti) di Paul Campani, Calimero e la Linea (Pentole Lagostina) di Osvaldo Cavandoli, utilizzando la tecnica dell’animazione per rilanciare la scuola italiana.

La struttura del Carosello prevedeva il “miele”, la parte delle spettacolo, della durata di un minuto e 45 secondi, che doveva essere separata e distinguibile da quella puramente pubblicitaria, della durata di 30 secondi in cui si poteva nominare il nome del prodotto, chiamato “codino”.

Tanti gli attori che hanno prestato la loro immagine: Erminio Marcario, Nilla Pizzi, Franca Valeri, Totò, magistrale nello spot del dado Star, Vittorio Gassman e AnnaMaria Ferrero per la Baci Perugina. Ma anche tanti registi come Ermanno Elmi, Sergio Leone, Pier Paolo Pasolini e Federico Fellini.

Nel suo excursus Franco Liuzzi racconta elementi inediti del programma televisivo, come la sigla ideata dal regista Luciano Emmer, con la musica di Raffaele Gervasio, realizzata la notte prima della messa in onda. L’autore fa una dedica al Carosello che, dalla sua nascita, è stata la cartina di torna sole del paese diventandone una sua espressione, non andato in onda il due novembre, il venerdì di Pasqua e in occasione di eventi tragici come la morte di Kennedy e della strage di Piazza Fontana.